Smog: non è solo un gioco di carte

Smog: non è solo un gioco di carte

Questa partita a carte è cominciata tanti anni fa. Le regole che la governano sono spregevoli e se ci fosse un telecronista consiglierebbe le tipiche parole: “Don’t try this at home”. L’industrializzazione ha portato l’uomo in una nuova era, fatta di veicoli, industrie, energie, che hanno trasformato la nostra vita in un modo in cui i nostri nonni pensavano fosse impensabile. Eppure, abbiamo sempre pensato al nostro utile, senza mai tenere conto del benestare della natura. È una partita a carte che l’uomo sta giocando barando, utilizzando mezzi subdoli, oppressori e carte bandite. La terra è seduta di fronte a lui, osserva, non sembra spaventata, sorride. Lo smog non è solo un gioco di carte.

Prima mano: nube di veicoli
Secondo gli ultimi dati europei il settore dei trasporti in Europa è responsabile del 30% delle emissioni totali di CO2, il 72% di queste è causato dal trasporto stradale dovuto per il 60,7% alle automobili. Le autovetture dunque sono fra i mezzi più inquinanti ma potrebbero risultare fra le modalità di trasporto più green se solo la tendenza non fosse quella di viaggiare da soli. La media infatti è di 1,7 passeggeri per auto in Europa. Chiedere un passaggio, ogni tanto, potrebbe aumentare la vostra socialità e salvare il pianeta.

Ciò che preoccupa inoltre è che, negli ultimi anni, le emissioni legate a questo settore stanno aumentando. Ciò succede per via della crescita esponenziale dei trasporti aerei e marittimi internazionali per i quali si è visto, nell’ultimo ventennio, un incremento delle emissioni di gas serra rispettivamente del 130% e del 32%. Con l’accordo di Parigi l’UE si è impegnata a ridurre del 60% le emissioni dei trasporti rispetto ai livelli del 1990, ma ognuno di noi, come pensa di impegnarsi perché ciò si realizzi?
Avere consapevolezza del problema è già un primo passo. Spesso, ad esempio, le cose che acquistiamo affrontano viaggi addirittura intercontinentali prima di arrivare nelle nostre mani. Le buonissime banane peruviane (arrivano tutte da lì, in Italia non le coltiva nessuno) devono affrontare un viaggio in aereo lunghissimo, in Italia invece coltiviamo arance che ci invidiano in tutto il mondo. Conoscere l’impatto delle nostre scelte ci permetterà di farne di migliori.

Seconda mano: energia, che goduria
Quando su scala globale si parla di industrie o miniere che “inquinano” si fa principalmente riferimento a tutte quelle strutture deputate alla produzione, alla fornitura e all’estrazione di energia a cui consegue il rilascio di CO2 nell’aria. Producono quell’energia che vi permette di accendere la luce, guidare la macchina, accendere i termosifoni e non fare la doccia con acqua ghiacciata. I più grandi produttori di energia al mondo sono l’America e la Cina e da soli sono causa di più del 50% di emissioni di CO2 mondiali. La Cina oggi è vista come la principale causante dei cambiamenti climatici ma, osservando i dati del Global Carbon Atlas (che vi consigliamo di visitare), dal 1970 ad oggi la Cina e gli USA hanno prodotto lo stesso quantitativo di CO2 (intorno alle 250-280 migliaia di milioni di tonnellate di CO2) con una principale differenza: gli USA producono per ogni cittadino circa 17 tonnellate di CO2 l’anno, mentre la Cina 7. Dal 1970 ad oggi le emissioni di CO2 su scala globale sono quasi triplicate, tutto ciò a causa di un continuo bisogno di Energia. ATLAS non vuole dirvi di smettere di utilizzare ogni forma di energia, ma pensateci, quando accendete una luce. 

Ultima mano: scacco matto
A causa delle carte giocate dall’uomo negli ultimi 100 anni, la temperatura mondiale si è innalzata di 0,1/0,2 gradi ogni 10 anni. Continuando così nel 2050 la temperatura mondiale sarà salita oltre gli 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. Ma cosa succederebbe se la temperatura dovesse superare questo valore? Secondo diversi studi, superare la soglia degli 1,5° comporterebbe un cambio irreversibile nelle condizioni meteorologiche di diverse aree mondiali. L’area mediterranea subirà gravi periodi di siccità, causando grossi problemi nella produzione agricola. La temperatura artica salirà di 4 gradi nei periodi più freddi, mettendo a serio rischio il permafrost e la formazione di nuovi ghiacciai.

Una temperatura tra gli 1,5 e 2 gradi causerebbe il collasso di alcuni tra i più importanti ecosistemi naturali come ad esempio quello della barriera corallina, che già vacilla. Aumenterebbero i tornado, le alluvioni, ci sarebbe l’innalzamento del livello del mare mettendo a rischio più di 200 milioni di persone, si produrrebbe meno cibo, molti animali andrebbero incontro all’estinzione e molto altro ancora. Tutto molto sereno.
L’accordo di Parigi si prefissa di raggiungere le 0 emissioni di CO2 entro il 2050. Questa conversione del sistema energetico costerebbe al mondo circa 4 trilioni di dollari. Se questa conversione non dovesse essere messa in atto i danni che ne deriveranno costeranno al mondo 400 trilioni di dollari.

Malgrado tutto ciò la Terra riuscirà ad uscirne, si libererà di questi piccoli scarafaggi umanizzati e tornerà a splendere in tutto il suo magnifico equilibrio. Ciò per cui oggi ci preoccupiamo, noi gente di ATLAS, non è solo per la salute della terra bensì per la nostra. Il mondo riuscirà a sopravvivere, e noi? Cambiamo oggi, per non pentircene domani.
Per maggiori informazioni consultate l’articolo “The human imperative of stabilizing global climate change at 1.5°” di Science“. E ricordate, lo smog non è solo un gioco di carte.

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