La crisi climatica in Africa

La crisi climatica in Africa

Quasi ogni giorno, sui giornali e alla tv, sentiamo parlare della grande crisi climatica che sta sconvolgendo, ormai da decenni, il mondo intero. Questo fenomeno tocca vari angoli del mondo e non conosce confini. Siamo abbastanza consapevoli di quelle che sono le sue conseguenze per noi e per la nostra terra. Ma siamo davvero sicuri di conoscere a fondo in che modo il cambiamento climatico che stiamo vivendo impatta su altre zone del mondo, come ad esempio l’Africa? Se da noi, gli effetti catastrofici sembrano esser coperti da un apparente equilibrio fumoso, lo stesso non si può dire per il continente africano. La crisi climatica in Africa è enorme.

Questa crisi globale, infatti, sta determinando particolari effetti
sulle popolazioni dell’Africa , fenomeni che, spesso fatichiamo a riconoscere.
Le regioni maggiormente colpite dai cambiamenti climatici sono Madagascar,
Zambia, Kenia ed Ethiopia.

Qui la popolazione sta sperimentando dei veri e propri shock climatici,
i quali si manifestano soprattutto attraverso periodi di siccità cronica,
alternati da alluvioni e piogge abbondanti. La situazione è aggravata, poi,
dalla presenza  di cicloni ricorrenti e
da un costante innalzamento della temperatura e della superficie del mare, con
conseguenti fenomeni di indondazione.

Trovandoci in paesi poveri e dalle risorse limitate, tali fenomeni
atmosferici comportano delle conseguenze devastanti e difficili da controllare.
Basti pensare che, trattandosi di popolazioni prettamente agricole, la scarsità
dei raccolti conseguente alla siccità, provoca un generale stato di
“insicurezza alimentare”. Addentrandoci in Kenia, per esempio,
troveremo più di 1,1 milione di persone che ogni giorno lotta contro la fame,
non potendo disporre di un accesso regolare al cibo. La scarsità dei raccolti
ha come risultato più diretto un aumento dei prezzi di mercato sui cibi base.
Inoltre, molte persone, non potendo ricavare dall’agricoltura il sostentamento
necessario, si vedono costrette a vendere il loro bestiame.

Dunque, ci troviamo dinanzi ad una realtà abbastanza agghiacciante, con
la maggior parte della popolazione che risulta vivere in condizioni di estrema
povertà e di fame. Ad esser maggiormente colpiti da tali conseguenze, sono le
fasce più vulnerabili della popolazione, come ad esempio i più piccoli. In
queste regioni, tre quarti dei bambini soffre di malnutrizione cronica, che ha
come conseguenza rilevante, un arresto della crescita. In particolare, in
Zambia il 40% dei bambini manifesta sintomi di un arresto dello sviluppo
cognitivo, oltre che fisico. L’ambiente in cui si trovano a vivere, e le lotte
quotidiane che sono costretti ad affrontare, non consentono loro di crescere in
un ambiente stimolante caratterizzato da adeguate possibilità di apprendimento.

Un’ulteriore conseguenza della ingente povertà in cui versano queste
popolazioni, è il maggior rischio di contrarre malattie come morbillo o peste,
conseguenza anche delle condizioni di scarsa igiene in cui si ritrovano a
vivere.

Tutto ciò sembra catastrofico e quasi difficile da immaginare, ma è
semplicemente l’effetto domino di delicati equilibri mondiali, che creano un
collegamento tra le azioni di ognuno di noi, azioni che si riversano anche al
di là dei confini territoriali ai quali siamo abituati a pensare.

La crisi climatica in Africa e le sue conseguenze hanno un impatto particolare sulla condizione delle donne, contribuendo ad esacerbare le diseguaglianze e la disparità di genere. Una costante della loro vita è, purtroppo, il rischio di violenza di genere, abusi sessuali e violenza domestica. Come sono collegate due questioni apparentemente così distanti?! Attraverso un incastro di eventi che costringe le donne ad intraprendere ogni giorno frequenti spostamenti proprio in cerca di cibo e acqua. Ciò le espone particolarmente a tali rischi, tra le cui conseguenze vi sono evidenti traumi psicologici e fisici. Esse, inoltre, sono maggiormente vulnerabili ai rischi della malnutrizione, in particolare nei casi di allattamento o di gravidanza.

Ce ne dà una piccola idea la testimonianza di Amina, la quale è vedova e
con sei figli da crescere, in una regione talmente povera da non assicurarle
neanche i beni primari di sostentamento. A causa di ciò, ogni giorno è
costretta ad esporsi a numerosi rischi per procurarsi i beni di prima
necessità. In tali condizioni, donne come lei vivono nella totale mancanza di
diritti e tutele, perennemente esposte a soprusi e violenze.

Quanto detto ci riporta al concetto di effetto domino, dunque, o se preferiamo, effetto farfalla. Una concatenazione di eventi, che porta conseguenze ingestibili. E allora viene da chiedersi, in questo contesto, che ruolo possono avere le nostre azioni, essendo noi così lontani? Effetto domino?

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